DOMENICA DI PENTECOSTE (B)
Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra
Lectio divina su Gv 15,26-27; 16,12-15
Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra
Lectio divina su Gv 15,26-27; 16,12-15
Invocare
Vieni, Santo Spirito, manda a noi dal cielo un raggio della tua luce.
Vieni, Padre dei poveri, vieni, datore dei doni, vieni, luce dei cuori.
Consolatore perfetto, ospite dolce dell'anima, dolcissimo sollievo.
Nella fatica riposo, nella calura riparo, nel pianto conforto.
O luce beatissima, invadi nell'intimo il cuore dei tuoi fedeli.
Senza la tua forza nulla è nell'uomo, nulla senza colpa.
Lava ciò che è sordido, bagna ciò che è arido, sana ciò che sanguina.
Piega ciò che è rigido, scalda ciò che è gelido, drizza ciò che è sviato.
Dona ai tuoi fedeli, che solo in Te confidano, i tuoi santi doni.
Dona virtù e premio, dona morte santa, dona gioia eterna.
Leggere
26Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; 27e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio.
16,12Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. 13Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. 14Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. 15Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà.
- facciamo un momento di silenzio, per far risuonare la Parola dentro di noi
Meditare
La Pentecoste cristiana celebra il dono dello Spirito, “che è Signore e dà la vita”. Inizialmente, la festa ebraica di Pentecoste -sette settimane, ossia 50 giorni dopo la Pasqua- era la festa della mietitura del frumento (cf Es 23,16; 34,22). Ad essa si unì, più tardi, il ricordo della promulgazione della Legge sul Sinai. Da festa agricola, la Pentecoste è divenuta progressivamente una festa storica: un memoriale delle grandi alleanze di Dio con il suo popolo (vedi Noè, Abramo, Mosé e i profeti Geremia 31,31-34, Ezechiele 36,24-27…).
Con l’evento della Pentecoste ha compimento la grande e unica domenica di Pasqua e noi facciamo festa perché la vita stessa del Risorto ci è comunicata dallo Spirito. Esso non dice nulla di suo, ma comunica e conferma quanto Cristo ha comunicato e rivelato. Lo Spirito, che è uno e che ispira ogni cosa, nella pratica storica ha manifestazioni diverse, ma tutte le sue manifestazioni non sono altro che un servizio al Cristo: centro di tutto rimane Lui e la sua signoria, a cui lo Spirito rende testimonianza. Il farsi presente di Dio nella storia è affidato allo Spirito, a Colui che dal Padre e dal Figlio procede e prende per annunciare e recare in dono. E i segni a cui Egli s’affida hanno la forza e la fragilità del vento, del tuono, del fuoco; la chiarezza e l’ambiguità del silenzio e della parola. Ciò che davvero conta è proclamare sempre e dovunque che Gesù è il Signore.
Nella Pentecoste cristiana il dono dello Spirito prende il posto della legge. Si realizza così il sogno dei profeti che annunciano l’alleanza fondata sul dono interiore dello Spirito di Dio.
S. Giovanni ci ricorda che lo Spirito è il dono pasquale del Risorto e viene donato la sera di Pasqua spontaneamente a chi è ancora nelle tenebre. Il mistero pasquale si realizza con la morte, risurrezione, ascensione e pentecoste. È nella Pentecoste che la chiesa viene manifestata; una chiesa i cui confini visibili non sono definiti mediante criteri di esclusione, ma che accoglie in potenza e di fatto, attraverso le vie misteriose dello Spirito, molti più uomini di quanti concretamente ed esplicitamente si riconoscono in lei.
Per il dono dello Spirito Santo, la chiesa è precedente a me e a noi e ci genera e determina il nostro agire secondo una trasformazione e una conversione continua.
v. 26: Le caratteristiche e le prerogative che la Scrittura attribuisce a Dio e al Figlio Gesù Cristo (Avvocato, Consolatore) vengono anche attribuiti allo Spirito Santo (Cfr Rm 15, 4 – Gv 14, 15). Lo Spirito è chiamato da Giovanni con una parola greca: “Paraclito”. La traduzione con “Consolatore” ne restringe un po’ il significato. Il Paraclito è colui che sta dalla parte di qualcuno; non solo ne prende le difese, ma sta proprio dalla sua parte. Una chiesa che vive del Paraclito è una chiesa che vive la condizione dei poveri; i poveri sono coloro dei quali nessuno tiene la parte. La chiesa dei poveri è dunque sempre più la chiesa dello Spirito, la chiesa cioè di coloro che non hanno che lo Spirito.
“lo Spirito di verità”. La conoscenza del Padre può avvenire soltanto attraverso la rivelazione che ne fa il Figlio. Il Figlio ci rivela il Padre non perché ci dà delle informazioni sul Padre, ma perché noi conosciamo il Padre come lo conosce il Figlio. Conosciamo il Padre nel Figlio, conosciamo il Padre perché veniamo uniti al Figlio, trasformati nel Figlio per opera dello Spirito Santo. La conoscenza di Dio è dunque un’esperienza trinitaria. Lo Spirito trasforma l’uomo e lo rende simile al Figlio, lo rende uno con il Figlio, e quindi noi partecipiamo agli atti del Figlio e perciò anche alla conoscenza che il Figlio ha del Padre. Lo Spirito Santo è chiamato Spirito di Verità, Colui che è inviato dal Padre e procede dal Padre, Colui che rivelerà la verità tutta intera, Colui che non parla da sè. Lo Spirito Santo è questa realtà che è in noi, ma non siamo noi. È una realtà che io percepisco come dono, come qualcosa che è in me, ma che mi viene donato, che mi viene dal di fuori, che diventa me, che dà forma alla mia realtà più intima.
Questa realtà è in noi, ma non siamo noi, è un dono e nello stesso tempo dà una forma nuova all’uomo interiore e l’orienta al Padre. Gli suggerisce la parola “Padre”, lo rende capace di dire questa parola in totale verità, quindi anche con la coerenza della vita. Se diciamo “Padre” con piena verità, vuol dire che con piena verità siamo figli. E, se siamo figli, significa che in noi si è perfezionata la conformità a Gesù, la somiglianza a Gesù. Quindi, se siamo figli, lo siamo in quanto assimilati a Gesù. Il nome di questa realtà che sperimentiamo è “Spirito Santo”, che è in noi.
“Egli mi renderà testimonianza”. Il passo apporta nuove ed importanti delucidazioni sulla natura e sull’agire del Paraclito. Finora non si era parlato di una sua “venuta”; questa volta si parte invece da essa. In Gv 14,26 si diceva che esso sarebbe stato mandato dal Padre nel nome di Gesù; qui si dice che il Figlio lo manderà da presso il Padre. Abbiamo una chiara complementarità sul tema dell’invio. Lo Spirito Santo rende anche testimonianza e interviene sulla vita degli uomini come elemento soggettivo agente (Rm 8,15 -16; 26; Gal 4, 6).
La testimonianza del Paraclito è la buona novella cristiana sostenuta dallo Spirito Santo, il cui fulcro è rappresentato dalla missione del Figlio nel mondo (3,16).
v. 27: “Anche voi mi testimonierete, perché siete con me dall'inizio”. Nel grande processo tra Cristo e il mondo che si svolge entro tutta la storia, lo Spirito depone in favore di Gesù. L'azione dello Spirito sarà quella di far innamorare di Gesù e li renderà di conseguenza testimoni entusiasti e coraggiosi del Risorto.
Non si tratta di una testimonianza direttamente rivolta al mondo, ma rivolta al mondo attraverso il discepolo. Lo Spirito testimonia nel cuore del discepolo. Davanti alle ostilità che incontreranno i discepoli saranno esposti al dubbio, allo scandalo e allo scoraggiamento: lo Spirito difenderà Gesù nel loro cuore, li renderà sicuro nella loro disobbedienza al mondo. I discepoli avranno bisogno di certezza: lo Spirito gliela offrirà.
Il discepolo è un testimone che ha ascoltato le parole di Gesù, è stato coinvolto con lui fin dall’inizio del suo ministero pubblico (cfr. At 1,21-22); ebbene, dopo la morte e resurrezione di Gesù, lo Spirito santo abilita il discepolo a rendere questa testimonianza fino alla morte, fino a confessare il suo Signore dando la propria vita nel martirio.
16,12: C’è un legame tra Parola ascoltata e Parola intesa come qualcosa di cui portare il peso. In fondo lo Spirito ci permette di portare qualcosa che ha peso. Qual è quella Parola che ha peso? È la parola della croce. Allora si esce dalla concezione della Parola come adesione a un concetto, per intendere la Parola come croce. La croce è la via attraverso la quale, dilatando il nostro amore e la nostra fede, il Signore ci rende simili a sé.
v. 13: “Lo Spirito Santo... vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà quanto io vi ho detto... Egli vi guiderà alla pienezza della verità”. Ricevere lo Spirito equivale a ricevere il necessario per vivere bene, infatti arriva nel giorno di Pentecoste, festa della concretezza. La comunità aveva bisogno dello Spirito Santo e Gesù l'aveva detto: “E' meglio per voi che io me ne vada; poiché se non me ne vado il Consolatore non verrà a voi” (Gv 16, 7). L'insegnamento dello Spirito è anzitutto memoria: lo Spirito ripete le parole di Gesù: “Il Consolatore, lo Spirito santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v’insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto” (Gv 14,26). Ci sono tempi diversi nella comprensione della persona di Gesù Cristo e del mistero della salvezza, come Gesù stesso aveva chiarito a Pietro: “Quello che io faccio, tu ora non lo capisci, ma lo capirai più tardi” (Gv 13,7); “ora tu non puoi seguirmi, ma mi seguirai più tardi” (Gv 13,36). E tuttavia il suo insegnamento non è ripetitivo, non è semplice memoria. Non aggiunge nulla alla rivelazione di Gesù, però la interiorizza e la rende presente in tutta la sua pienezza e la attualizza.
Il Vangelo dice: “Vi guiderà verso e dentro la pienezza della verità”, cioè alla conoscenza di Dio e alla vita eterna, ma per adesso è il consolatore degli apostoli, perché non vedendo più Gesù sono tristi, ma lo Spirito rivela loro che Gesù ora è sempre con loro e possono contare su di lui. Dunque una conoscenza interiore, viva e attuale e progressiva. Non un progressivo accumulo di conoscenze, ma piuttosto un progressivo viaggio verso il centro: dall'esterno all'interno, dalla periferia al centro, da una conoscenza per sentito dire, a una comprensione personale, attuale e trasformante.
“vi annuncerà le cose future”. Il significato di questa formula è piuttosto controverso nell’esegesi. Alcuni propongono come identificazione delle “cose future” il mistero pasquale di Cristo. Ma forse, per esprimere meglio questo contenuto, avrebbe dovuto dire qualcosa di simile a quanto si riscontra in Gv 18,4: «Ciò che sta per accadergli». Altri autori, facendo riferimento a Isaia, pensano agli avvenimenti escatologici. In tal caso il quarto vangelo giustificherebbe l’attività dei profeti cristiani. Però l’espressione più appropriata non dovrebbe essere, “le cose future” ma “le cose venienti”, le cose ultime, definitive.
vv. 14-15: Nel brano si sono accumulati molti verbi per un numero complessivo di sette diverse azioni, evidente segno di pienezza: venire, guidare, parlare, dire, annunziare, glorificare, prendere.
Come Gesù glorifica il Padre (17,1.4) perché rivela il suo amore e la sua potenza salvifica, così lo Spirito glorifica Gesù, in quanto continua la stessa rivelazione di Gesù. Questi versetti precisano l'azione dello Spirito di verità. Quest'azione appartiene al periodo postpasquale e consiste in un dono di comprensione piena di tutta la verità rivelata da Gesù. In conclusione, lo Spirito prosegue ciò che Cristo ha fatto: rivelare agli uomini il mistero di Dio. Essendo l’ultima parola di Dio agli uomini, Gesù rimane in parte un enigma per gli uomini, finché lo Spirito non ci apre all’intelligenza profonda del suo mistero.
Inoltre in questi versetti abbiamo una precisazione dell'unità fra il Padre e il Figlio. L'ultima fonte della rivelazione è il Padre, nella sua essenziale unità con il Figlio. Infine ecco l’espressione di esultanza con cui Gesù conclude questa promessa del Paraclito: «Tutto quello che il Padre possiede è mio». Gesù orienta i suoi discepoli a riconoscere nel suo mistero lo stesso mistero del Padre, per ricondurli così a quell’amore che è da Dio.
Il Vangelo nel pensiero dei Padri della chiesa
Il Signore concedendo ai discepoli il potere di far nascere gli uomini in Dio, diceva loro: «Andate, ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo» (Mt 28, 19). E' questo lo Spirito che, per mezzo dei profeti, il Signore promise di effondere negli ultimi tempi sui suoi servi e sulle sue serve, perché ricevessero il dono della profezia. Perciò esso discese anche sul Figlio di Dio, divenuto figlio dell'uomo, abituandosi con lui a dimorare nel genere umano, a riposare tra gli uomini e ad abitare nelle creature di Dio, operando in essi la volontà del Padre e rinnovandoli dall'uomo vecchio alla novità di Cristo. Luca narra che questo Spirito, dopo l'ascensione del Signore, venne sui discepoli nella Pentecoste con la volontà e il potere di introdurre tutte le nazioni alla vita e alla rivelazione del Nuovo Testamento. Sarebbero così diventate un mirabile coro per intonare l'inno di lode a Dio in perfetto accordo, perché lo Spirito Santo avrebbe annullato le distanze, eliminato le stonature e trasformato il consesso dei popoli in una primizia da offrire a Dio.
Perciò il Signore promise di mandare lui stesso il Paraclito per renderci graditi a Dio. Infatti come la farina non si amalgama in un'unica massa pastosa, né diventa un unico pane senza l'acqua, così neppure noi, moltitudine disunita, potevamo diventare un'unica Chiesa in Cristo Gesù senza l'«Acqua» che scende dal cielo. E come la terra arida se non riceve l'acqua non può dare frutti, così anche noi, semplice e nudo legno secco, non avremmo mai portato frutto di vita senza la «Pioggia» mandata liberamente dall'alto. Il lavacro battesimale con l'azione dello Spirito Santo ci ha unificati tutti nell'anima e nel corpo in quell'unità che preserva dalla morte.
Lo Spirito di Dio discese sopra il Signore come Spirito di sapienza e di intelligenza, Spirito di consiglio e di fortezza, Spirito di scienza e di pietà, Spirito del timore di Dio (cfr. Is 11, 2).
Il Signore poi a sua volta diede questo Spirito alla Chiesa, mandando dal cielo il Paraclito su tutta la terra, da dove, come disse egli stesso, il diavolo fu cacciato come folgore cadente (cfr. Lc 10, 18).
Perciò è necessaria a noi la rugiada di Dio, perché non abbiamo a bruciare e a diventare infruttuosi e, là dove troviamo l'accusatore, possiamo avere anche l'avvocato.
Il Signore affida allo Spirito Santo quell'uomo incappato nei ladri, cioè noi. Sente pietà di noi e ci fascia le ferite, e dà i due denari con l'immagine del re. Così imprimendo nel nostro spirito, per opera dello Spirito Santo, l'immagine e l'iscrizione del Padre e del Figlio, fa fruttificare in noi i talenti affidatici perché li restituiamo poi moltiplicati al Signore (Ireneo, «Contro le eresie», Lib. 3, 17, 1-3).
Se celebriamo le feste dei santi, tanto più dovremmo celebrare colui dal quale ebbero il dono di essere santi tutti coloro che tali sono stati. Se veneriamo coloro che sono stati santificati, quanto più dovremo onorare il santificatore? Oggi è la celebrazione dello Spirito Santo, o di quella discesa per cui l’invisibile apparve visibile; come il Figlio, che, pur essendo invisibile in se stesso, si degnò di mostrarsi visibile nella carne umana. Oggi lo Spirito ci rivela qualcosa di se stesso, come prima conoscevamo qualcosa del Padre e del Figlio: la perfetta conoscenza della Trinità è la vita eterna. Ora conosciamo solo in parte; ciò che non riusciamo a comprendere, lo accettiamo per fede (Bernardo, Disc. sullo Spirito Santo I.1).
Per conoscere che ci è concesso il dono dello Spirito santo. I sensi per il nostro corpo sarebbero inutili se venissero meno le ragioni del loro impiego. Se non esistesse la luce o il giorno, gli occhi non avrebbero la possibilità di esercitare la loro funzione; le orecchie non avrebbero alcun compito da esercitare in assenza di parole e di suoni… Allo stesso modo lo spirito umano, se la fede non avrà versato in lui il dono dello Spirito, avrà sì la capacità di intendere Dio, ma non la luce per conoscerlo. Il dono che è in Cristo è dato interamente a tutti nella sua unità; pur restando a nostra disposizione ovunque, ci è concesso nella misura in cui ciascuno di noi vorrà accoglierlo; risiede in noi nella misura in cui ciascuno di noi vorrà meritarlo. Esso è con noi fino alla consumazione dei secoli, è il sollievo alla nostra attesa, è il pegno della speranza futura per l’azione miracolosa della sua grazia, è la luce delle nostre menti, lo splendore delle nostre anime. Questo Spirito santo perciò deve essere desiderato, meritato, e in seguito gelosamente custodito con l’osservanza scrupolosa dei precetti divini (Ilario, La Trinità 2.35).
- Per la riflessione personale e il confronto e la preghiera:
Sento lo Spirito Santo come un estraneo, uno sconosciuto, oppure come una persona cara, un Amico che mi vuol bene, "l'Ospite dolce dell'anima"?
Come costruisco un rapporto rinnovato con lo Spirito Santo e familiarizzo sempre più con Lui?
Mi impegno, oggi, qui, a lasciarmi condurre, accompagnare, guidare dallo Spirito? Faccio alleanza con lo Spirito santo, in questa Pentecoste? Lascio che il Signore scriva tutto ciò nel mio cuore?
Pregare
Nel tuo silenzio accogli le parole del Vangelo nel tuo cuore e lascia che Lui ti incontri. Prega con le parole del Salmo 103
Benedici il Signore, anima mia!
Sei tanto grande, Signore, mio Dio!
Quante sono le tue opere, Signore!
Le hai fatte tutte con saggezza;
la terra è piena delle tue creature.
Togli loro il respiro: muoiono,
e ritornano nella loro polvere.
Mandi il tuo spirito, sono creati,
e rinnovi la faccia della terra.
Sia per sempre la gloria del Signore;
gioisca il Signore delle sue opere.
A lui sia gradito il mio canto,
io gioirò nel Signore.
Contemplare-agire
Apriamo il nostro cuore ad accogliere il dono dello Spirito, che suscita in noi la preghiera. Facciamoci rinnovare dalla sua energia, lasciamoci colmare dalla sua bellezza, per essere attenti alle necessità e alle sofferenze di tutti gli uomini del mondo: testimoni del Signore Risorto.
“vi annuncerà le cose future”. Il significato di questa formula è piuttosto controverso nell’esegesi. Alcuni propongono come identificazione delle “cose future” il mistero pasquale di Cristo. Ma forse, per esprimere meglio questo contenuto, avrebbe dovuto dire qualcosa di simile a quanto si riscontra in Gv 18,4: «Ciò che sta per accadergli». Altri autori, facendo riferimento a Isaia, pensano agli avvenimenti escatologici. In tal caso il quarto vangelo giustificherebbe l’attività dei profeti cristiani. Però l’espressione più appropriata non dovrebbe essere, “le cose future” ma “le cose venienti”, le cose ultime, definitive.
vv. 14-15: Nel brano si sono accumulati molti verbi per un numero complessivo di sette diverse azioni, evidente segno di pienezza: venire, guidare, parlare, dire, annunziare, glorificare, prendere.
Come Gesù glorifica il Padre (17,1.4) perché rivela il suo amore e la sua potenza salvifica, così lo Spirito glorifica Gesù, in quanto continua la stessa rivelazione di Gesù. Questi versetti precisano l'azione dello Spirito di verità. Quest'azione appartiene al periodo postpasquale e consiste in un dono di comprensione piena di tutta la verità rivelata da Gesù. In conclusione, lo Spirito prosegue ciò che Cristo ha fatto: rivelare agli uomini il mistero di Dio. Essendo l’ultima parola di Dio agli uomini, Gesù rimane in parte un enigma per gli uomini, finché lo Spirito non ci apre all’intelligenza profonda del suo mistero.
Inoltre in questi versetti abbiamo una precisazione dell'unità fra il Padre e il Figlio. L'ultima fonte della rivelazione è il Padre, nella sua essenziale unità con il Figlio. Infine ecco l’espressione di esultanza con cui Gesù conclude questa promessa del Paraclito: «Tutto quello che il Padre possiede è mio». Gesù orienta i suoi discepoli a riconoscere nel suo mistero lo stesso mistero del Padre, per ricondurli così a quell’amore che è da Dio.
Il Vangelo nel pensiero dei Padri della chiesa
Il Signore concedendo ai discepoli il potere di far nascere gli uomini in Dio, diceva loro: «Andate, ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo» (Mt 28, 19). E' questo lo Spirito che, per mezzo dei profeti, il Signore promise di effondere negli ultimi tempi sui suoi servi e sulle sue serve, perché ricevessero il dono della profezia. Perciò esso discese anche sul Figlio di Dio, divenuto figlio dell'uomo, abituandosi con lui a dimorare nel genere umano, a riposare tra gli uomini e ad abitare nelle creature di Dio, operando in essi la volontà del Padre e rinnovandoli dall'uomo vecchio alla novità di Cristo. Luca narra che questo Spirito, dopo l'ascensione del Signore, venne sui discepoli nella Pentecoste con la volontà e il potere di introdurre tutte le nazioni alla vita e alla rivelazione del Nuovo Testamento. Sarebbero così diventate un mirabile coro per intonare l'inno di lode a Dio in perfetto accordo, perché lo Spirito Santo avrebbe annullato le distanze, eliminato le stonature e trasformato il consesso dei popoli in una primizia da offrire a Dio.
Perciò il Signore promise di mandare lui stesso il Paraclito per renderci graditi a Dio. Infatti come la farina non si amalgama in un'unica massa pastosa, né diventa un unico pane senza l'acqua, così neppure noi, moltitudine disunita, potevamo diventare un'unica Chiesa in Cristo Gesù senza l'«Acqua» che scende dal cielo. E come la terra arida se non riceve l'acqua non può dare frutti, così anche noi, semplice e nudo legno secco, non avremmo mai portato frutto di vita senza la «Pioggia» mandata liberamente dall'alto. Il lavacro battesimale con l'azione dello Spirito Santo ci ha unificati tutti nell'anima e nel corpo in quell'unità che preserva dalla morte.
Lo Spirito di Dio discese sopra il Signore come Spirito di sapienza e di intelligenza, Spirito di consiglio e di fortezza, Spirito di scienza e di pietà, Spirito del timore di Dio (cfr. Is 11, 2).
Il Signore poi a sua volta diede questo Spirito alla Chiesa, mandando dal cielo il Paraclito su tutta la terra, da dove, come disse egli stesso, il diavolo fu cacciato come folgore cadente (cfr. Lc 10, 18).
Perciò è necessaria a noi la rugiada di Dio, perché non abbiamo a bruciare e a diventare infruttuosi e, là dove troviamo l'accusatore, possiamo avere anche l'avvocato.
Il Signore affida allo Spirito Santo quell'uomo incappato nei ladri, cioè noi. Sente pietà di noi e ci fascia le ferite, e dà i due denari con l'immagine del re. Così imprimendo nel nostro spirito, per opera dello Spirito Santo, l'immagine e l'iscrizione del Padre e del Figlio, fa fruttificare in noi i talenti affidatici perché li restituiamo poi moltiplicati al Signore (Ireneo, «Contro le eresie», Lib. 3, 17, 1-3).
Se celebriamo le feste dei santi, tanto più dovremmo celebrare colui dal quale ebbero il dono di essere santi tutti coloro che tali sono stati. Se veneriamo coloro che sono stati santificati, quanto più dovremo onorare il santificatore? Oggi è la celebrazione dello Spirito Santo, o di quella discesa per cui l’invisibile apparve visibile; come il Figlio, che, pur essendo invisibile in se stesso, si degnò di mostrarsi visibile nella carne umana. Oggi lo Spirito ci rivela qualcosa di se stesso, come prima conoscevamo qualcosa del Padre e del Figlio: la perfetta conoscenza della Trinità è la vita eterna. Ora conosciamo solo in parte; ciò che non riusciamo a comprendere, lo accettiamo per fede (Bernardo, Disc. sullo Spirito Santo I.1).
Per conoscere che ci è concesso il dono dello Spirito santo. I sensi per il nostro corpo sarebbero inutili se venissero meno le ragioni del loro impiego. Se non esistesse la luce o il giorno, gli occhi non avrebbero la possibilità di esercitare la loro funzione; le orecchie non avrebbero alcun compito da esercitare in assenza di parole e di suoni… Allo stesso modo lo spirito umano, se la fede non avrà versato in lui il dono dello Spirito, avrà sì la capacità di intendere Dio, ma non la luce per conoscerlo. Il dono che è in Cristo è dato interamente a tutti nella sua unità; pur restando a nostra disposizione ovunque, ci è concesso nella misura in cui ciascuno di noi vorrà accoglierlo; risiede in noi nella misura in cui ciascuno di noi vorrà meritarlo. Esso è con noi fino alla consumazione dei secoli, è il sollievo alla nostra attesa, è il pegno della speranza futura per l’azione miracolosa della sua grazia, è la luce delle nostre menti, lo splendore delle nostre anime. Questo Spirito santo perciò deve essere desiderato, meritato, e in seguito gelosamente custodito con l’osservanza scrupolosa dei precetti divini (Ilario, La Trinità 2.35).
- Per la riflessione personale e il confronto e la preghiera:
Sento lo Spirito Santo come un estraneo, uno sconosciuto, oppure come una persona cara, un Amico che mi vuol bene, "l'Ospite dolce dell'anima"?
Come costruisco un rapporto rinnovato con lo Spirito Santo e familiarizzo sempre più con Lui?
Mi impegno, oggi, qui, a lasciarmi condurre, accompagnare, guidare dallo Spirito? Faccio alleanza con lo Spirito santo, in questa Pentecoste? Lascio che il Signore scriva tutto ciò nel mio cuore?
Pregare
Nel tuo silenzio accogli le parole del Vangelo nel tuo cuore e lascia che Lui ti incontri. Prega con le parole del Salmo 103
Benedici il Signore, anima mia!
Sei tanto grande, Signore, mio Dio!
Quante sono le tue opere, Signore!
Le hai fatte tutte con saggezza;
la terra è piena delle tue creature.
Togli loro il respiro: muoiono,
e ritornano nella loro polvere.
Mandi il tuo spirito, sono creati,
e rinnovi la faccia della terra.
Sia per sempre la gloria del Signore;
gioisca il Signore delle sue opere.
A lui sia gradito il mio canto,
io gioirò nel Signore.
Contemplare-agire
Apriamo il nostro cuore ad accogliere il dono dello Spirito, che suscita in noi la preghiera. Facciamoci rinnovare dalla sua energia, lasciamoci colmare dalla sua bellezza, per essere attenti alle necessità e alle sofferenze di tutti gli uomini del mondo: testimoni del Signore Risorto.





